TURCHIA SCONOSCIUTA ED ORIENTALE
DI ACHILLE E MARIA BRISOLESE
Al mio 3° viaggio in Turchia (il primo nel 1984, il secondo nel 1995),quelle volte a bordo di un altro piccolo camper UAZ 4x4, in compagnia solo di mia moglie, ho deciso di dedicarmi alla scoperta di una Turchia "minore", sconosciuta, lontana dalle rotte turistiche, saltando a piè pari le mete più sconosciute, già visitate nei precedenti viaggi, con particolare riguardo alla lontanissima parte orientale, le valli Giorgiane, l'Armenia Turca ed il Kurdistan turco, mete non propriamente tranquille almeno nell'immaginario collettivo, ma in realtà ormai praticamente pacificate.
Partenza sabato 21 Agosto 2004 da Brindisi in nave per Cesme, presso Smirne a bordo del mio "imponente" Magirus-Deutz-Iveco 4x4, 75 quintali, 6.200cc "turbointercooler", camperizzato.
36 ore di traversata a bordo di un traghetto turco con equipaggio ucraino (circa €. 534,00 con pensione completa, cabina con doccia e tasse) e sbarco a Cesme, presso Smirne (Izmir) in Asia minore. Ho imboccato l'autostrada per Izmir, quindi direzione Usak e prima tappa importante a Aizanoi (Cavdarhisar) per visitare il magnifico ed imponente tempio di Giove del secondo secolo d.C. ed il teatro.
Da qui tappa a Kutaya, patria delle ceramiche turche e quindi a Iznik, l'antica Nicea,
sulle sponde dell'omonimo grande lago, celebre per il concilio ecumenico del 325, che condannò l'eresia ariana e per l'altro che condannò gli iconoclasti, tenuto nella chiesa di
Aya Sophia, di cui restano imponenti rovine: belle moschee.
Quindi direzione est verso Sakaria, autostrada per Ankara, uscita prima di Gerede,
Eskipazar, Karabuk e sosta nella piccola cittadina di Safranbolu, sito Unesco per le
case ottomane restaurate ed il Cinci Hani, caravanserraglio trasformato in ottimo hotel,
poi moschee e bagni turchi, in atmosfera "retrò" molto particolare, molto frequentata da turisti turchi.
Poi ancora direzione est verso la bella Amasya, attraversata dallo Yesilimark (fiume verde) e dominata, sopra il caratteristico e restaurato quartiere ottomano, dalle imponenti tombe dei re del Ponto, scavate nella roccia e raggiungibili solo a piedi.
Quindi Tokat e poi Sivas, grande città con spettacolari monumenti selgiuchidi del
12° secolo, come la stupenda Cifre Minare Medresesi, cioè Medresa dal doppio Minareto, costruita dai mongoli, dalla magnifica facciata.
Da Sivas lunga deviazione per raggiungere la remota Divrigi, dove si trova la moschea più strana di tutta la Turchia, la Ulu Cami, patrimonio Unesco, singolare intreccio fra arte selgiuchide, arte indiana ed addirittura arte Kmer, edificata nel 13° secolo con una decorazione sovrabbondante, noi diremmo "Barocca": una digressione senza dubbio faticosa, ma molto appagante, nel centro dell'altopiano anatolico.
Quindi altra tappa massacrante (500km)fino alle rive del mar Nero, attraversando le
catene montuose del "Giresun Daglari", strade terribili con curve interminabili e strette
per centinaia di km, molto impegnative, salite, discese, con un mezzo che a pieno carico, va per le dieci tonnellate ed oltre: fatiche ricompensate dai paesaggi alpini stupendi.
Finalmente la vista del mare mi fa pensare ai greci di Senofonte che gridarono nel 401 a.C. "thalatta, thalatta" (il mare! Il mare!), reduci anche loro da un ben più lunga odissea, una ritirata, loro a piedi(!) all'interno dell'Anatolia, provenienti dalla Persia.
La costa del mar Nero, pur varia e verdissima, non è molto adatta alla balneazione per il clima molto umido e spesso uggioso; inoltre la costruzione della grande autostrada costiera sta avvenendo in modo discutibile ricavando dei grandi terrapieni a mare, distruggendo in tal modo tutte le spiagge.
Giunti a Trabzon, l'antica Trebisonda, grande ed ultracaotica città, visitiamo la celebre Basilica di Santa Sofia, bizantina, ora trasformata in importante museo per i pregevoli affreschi del 13° secolo.
A circa 50 kma sud, visita d'obbligo al grande monastero ortodosso di Sumela, fondato nel 385 d.C. ed abitato dai monaci greci fino al 1922 e poi abbandonato.
Restaurato di recente ed "appeso" letteralmente ad una parete rocciosa verticale a circa 1000 metri di altezza in un paesaggio boscoso ed alpestre di tipo svizzero, presenta un ciclo di affreschi eccezionali che vanno dal XV al XVIII secolo.
La strada, ormai tutta asfaltata, ne consente un accesso abbastanza agevole anche ai bus delle agenzie turistiche, mentre era veramente un'impresa raggiungerlo fino a qualche anno fa: l'ultimo tratto è comunque ancora pedonale con una salita di un'ora con un sentiero sulla montagna. Noi con il camper fuoristrada siamo arrivati per una strada sterrata a soli cinquecento metri, evitando la salita più impegnativa.
Ritornati poi sul mar Nero, ne seguiamo la costa fino ad Hopa, facciamo provviste di
thè verde, qui prodotto per tutta la Turchia, nei pressi della frontiera con la Georgia
ex-sovietica. La frontiera ora è aperta (basta il visto facilmente ottenibile a Trabzon)
e si può passare facilmente in Georgia e di là in Armenia, dove invece non è possibile
andare direttamente dalla Turchia: le frontiere sono chiuse per problemi secolari di
massacri reciproci, di ripicche e rivendicazioni non ancora risolte.
Qui comincia la parte più impegnativa del viaggio attraverso le zone di confine con Georgia, Armenia ed Iran, controllate tutte strettamente dal super attrezzato ed efficiente esercito turco, soprattutto a causa delle tensioni perduranti con l'Armenia e la recente rivolta dei curdi che ha causato migliaia di morti in una vera guerra, che sembra ora sopita o meglio repressa con la forza, visto che l'apparenza è quella di una regione occupata militarmente dai soldati di Ankara, con abbondante presenza di carri armati, autoblindo e frequenti posti di blocco.
Per noi e i veramente rarissimi altri turisti comunque nessun tipo di problema e massima cordialità da parte dei turchi e soprattutto dalla popolazione curda: abbiamo sempre dormito nei distributori di carburante (solo due volte in pseudo-campeggi), sempre accolti di buon grado e spesso omaggiati delle cose più varie (bottiglie di coca-cola, dolci, lavaggi gratis del camper, panni per pulire i vetri del camper, di cui ho quasi una collezione!) che comunque testimoniano della grande ospitalità e generosità dei popoli turco e curdo,
che magari si odiano fra loro, ma che non vedono nel turista un soggetto da spennare o semplicemente da importunare come succede nel nord-Africa, ma un ospite prezioso, degno di ogni rispetto e meritevole di ogni attenzione ed agevolazione, di doni anche piccoli da parte di gente veramente povera: inoltre tutti, da sempre ed è stata una costante dei miei tre viaggi in Turchia, si fanno in quattro disinteressatamente per esaudire qualsiasi necessità o desiderio di ogni turista.
Da Hopa cominciamo quindi verso sud a salire verso Artvin e poi verso il passo di Camlibel, ben 2640 metri, montagne altissime oltre i 4000 metri, boschi e paesaggio
tipicamente alpino, con baite, alpeggi, abeti e tanti, tanti tornanti!
Si passa per Savsat, Ardahan e visitiamo alcune chiese giorgiane, a pianta centrale, ridotte a fienili, stalle ed abitazioni, come quella di Dolishane. Rinunciamo a visitare alcuni monasteri giorgiani perché richiederebbero molto tempo, guide e lunghe escursioni a piedi in valli alpine molto lontane.
Infine pernottamento a Cildir, piccolo villaggio, dove ci fermiamo davanti alla caserma della polizia, vegliati per tutta la notte dal piantone armato di mitra e riceviamo, la sera, da una bambina accompagnata dal padre che bussano al nostro camper, un vassoio pieno di buonissime crespelle di patate e tipico formaggio locale, ottimo.
La mattina, 2 settembre, facciamo il giro del grande lago di Cildir a 1900 metri di quota: visitiamo l'isolotto di Akcakale con ruderi di chiese e monasteri, avvistiamo stormi di uccelli a migliaia, perfino pellicani, vediamo grandi carpe vendute dai pescatori.
Poi sfioriamo Kars, capitale della regione ed a circa 40 km arriviamo all'ora di pranzo ad ANI, l'antica capitale dell'Armenia, ora in territorio turco, senza nessuna formalità, se non il pagamento del biglietto d'ingresso. La visita ormai non richiede più permessi, non si è più accompagnati dai soldati turchi che per ragioni militari impedivano foto e riprese: le mie diapositive probabilmente costituiscono uno "scoop", perché penso che non ci sono foto di Ani pubblicate su riviste in occidente.
Ani si trova in una grande spianata circondata da tre lati dal fiume Arpa Cayi che segna il confine con l'Armenia; nella grande prateria erbosa, dentro una imponente cerchia muraria, attraversata da numerose porte monumentali, si stagliano le rovine isolate di molte chiese armene del IX e X secolo, a distanza fra di loro, maestose, tutto sommato ben conservate anche se da tempo abbandonate. Spiccano la grande cattedrale, la chiesa del Redentore, la chiesa di S. Gregorio "l'Illuminatore" con magnifici affreschi, il convento delle Vergini, il ponte diruto sul fiume Arpa Cayi, sul quale passava la via della seta, infine la fortezza; è un luogo di grandissima suggestione: le chiese maestose spiccano solitarie nella grande steppa erbosa e rendono evidente l'importanza e le dimensioni dell'antica capitale, il grande fiume scorre in basso incassato alla base della spianata, oltre il fiume si vede la cattolica Armenia con le postazioni militari.
Un vento a tratti impetuoso fa ondeggiare l'erba e sballotta i 3-4 turisti che non intaccano la maestosità, il silenzio e la pace del sito: da solo può valere un viaggio in Turchia. Per ben 4 ore giriamo a piedi per l'altopiano (1800 metri). Ed al tramonto ritorniamo a Kars, capitale della provincia, dove ci fermiamo in un distributore di benzina. Il gestore, per l'onore che gli diamo sostando nel suo esercizio, mi fa lavare subito il camper, nell'annesso lavaggio, naturalmente gratis!
La mattina dopo visitiamo Kars (castello, ponte in pietra, chiesa armena dei S.S. Apostoli
del 937 d.C., trasformata in moschea e quindi ottimamente conservata) e poi ci dirigiamo verso Tuzluca.
Però prima facciamo una deviazione verso la grande chiesa armena di Mren con una
escursione fuoristrada impegnativa di circa 20 km, su una traccia veramente difficile
e molto stretta almeno per il mio camion, proprio al confine con l'Armenia.
Alcuni contadini e pastori mi indicano a segni la traccia e non mi rendo conto o non capisco di entrare in una zona militare "off-limits". Visito o fotografo tranquillamente l'enorme e solitaria chiesa, circondata dai ruderi poco leggibili dell'antica città (scoop assoluto), molto simile peraltro nell'impianto alla cattedrale di Ani; sulla via del ritorno vengo,
improvvisamente per me, intercettato da una pattuglia turca formata da 11 uomini su
Land 110 telonata, che mi circondano istantaneamente con una ben congegnata operazione militare, praticamente un agguato al mio camper che, d'altra parte, ha tutta l'apparenza di un poderoso mezzo bellico.
Sotto la minaccia di 11 mitra, le cui canne spuntano da dietro dei massi, puntate da 50 metri alla mia testa, vengo invitato a gesti ad avanzare lentamente: grido a viva voce: "Tourist
(fai da te!), Italy" e mia moglie si fa vedere bene dal finestrino.
A questo punto il capo pattuglia si mostra, e mi invita, sempre puntando il mitra, a scendere e mostrare il passaporto. Finisce la tensione vengo bonariamente "cazziato" per lo sconfinamento in zona militare, cerco di spiegare la mia buona fede, vengo quindi scortato per uno sterrato molto facile fino all'asfalto, poi invitato in una non lontana caserma, rifocillato con thè bollente alla menta, abbondantemente profumato in segno di grande amicizia dal comandante, un tipo vestito più o meno alla Rambo con tuta mimetica e telefonino sempre squillante ed infine quasi costretto a divorare, insieme alla mia signora, un'intera anguria rossa di circa tre kg, infine congedato con inchini.
Sono rimasto in quest'occasione molto sorpreso dal comportamento molto glaciale
di mia moglie, in genere emotiva e vociante, che invece ha sempre dimostrato una notevole calma e che solo al momento di entrare a piedi in caserma, ha indossato una gonna lunga sopra i pantaloncini!
La sera del 3 settembre raggiungiamo la città di confine di Dogubeyazit ed andiamo a
dormire eccezionalmente al camping Murat III°, situato proprio sotto il famoso palazzo "Ishak Pasa Sarayi, a ben 1900 metri di quota, spendendo la modica cifra di circa €. 1,50.
La mattina successiva, di buon'ora, visita del palazzo di Ishak Pasa, splendido monumento ora ben restaurato, con bellissime sculture ed Harem e poi discesa di nuovo a Dogubeyazit, nella cui piana domina il mitico monte Ararat (m. 5156), il vulcano dell'Arca di Noè e massima vetta della Turchia.
Splendide foto e via verso il grande lago di Van a circa 1700 metri di altezza, temperatura piacevole e molti posti di blocco, che superiamo rapidamente appena identificati come
turisti. Mi concedo il lusso di un ottimo bagno nell'acqua tiepida e salatissima, in cui non c'è necessità praticamente di nuotare.
Nel pomeriggio visita alla fortezza di Van, posta su un'altura molto suggestiva e panoramica sul lago e visita di alcune vestigia del regno di Urartu (circa 1000 a.C.).
La sera altra sosta in un altro campeggio (altro salasso €. 2,50!) presso il villaggio di
Akdamar, base di partenza per la visita del vicino isolotto di Akdamar, dove si trova la meravigliosa chiesa armena della S. Croce, costruita circa nel 920 d.C.
Magnifiche le sculture che adornano le pareti della chiesa con scene bibliche molto espressive, anche se un po’ "naif". Nella traversata con una piccola barca abbiamo però corso serio pericolo di naufragio nel lago, subitaneamente in tempesta per un fortissimo
ed improvviso vento: traversata che invece di un quarto d'ora è durata di conseguenza un'interminabile ora, durante la quale mia moglie è rimasta aggrappata ad un salvagente (camera d'aria gonfiata) posta sulla barca.
Finite le peripezie, da Van cominciamo il ritorno verso occidente e verso casa.
Sfioriamo il vulcano Nemrut Dagi, tralasciato questa volta perché già visitato in precedenza, ma sicuramente un'escursione affascinante in fuoristrada con laghi alpini a 3000 metri
dentro i crateri (parco nazionale con migliaia di tartarughe terrestri) e ci dirigiamo verso Malatya.
Sulla strada si incontrano due enormi laghi (Keban e Karakaya), formati da moderne grandi dighe sul mitico fiume Eufrate. Poi Malatya e sosta per rifornimenti vari ed acquisto di anticaglie di rame ed albicocche secche, specialità locale, nel grande bazar, dove purtroppo scardino la bagagliera del camper passando sotto un balcone; un paio di saldature e tutto in ordine.
Quindi partenza per Kayseri (antica Cesarea) e visita di un imponente tipico caravanserraglio restaurato, il "Karadayi Han" posto proprio lungo la strada che ricalca ancora oggi una delle diramazioni della via della seta e quindi visita di Kayseri, grande città (ex) carovaniera, sede di belle moschee e medrese e di un albergo Hilton, dove in inverno vengono a soggiornare molti turisti giapponesi che sciano sul vicino vulcano Ercyas Dag, alto più di 4000 metri! A questo punto, visto che si viene a trovare sulla strada del ritorno, decidiamo di ritornare in Cappadocia dopo 20 anni.
E' tutto più turistico, si vedono carovane di stranieri, pullman, in compenso niente italiani
(sconsigliati dalla guerra nel vicino Irak), tutto è più costoso (relativamente), l'ingresso alle chiese di Goreme costa ben €. 12,00 a persona: qui si rientra in piena zona turistica dei viaggi organizzati con i gadget e le bancarelle per i turisti, le file, le auto.
Il paesaggio incantato con i camini delle fate, i pinnacoli, i calanchi e tuttavia sempre magico, ma l'atmosfera è cambiata con alberghi, discoteche, camping, negozi, etc... per il logico sfruttamento intensivo turistico, però vale sempre la pena venirci.
Lasciata la Cappadocia sulla via di Nigde, sostiamo al grande monastero rupestre di Eskigumus, difficile da trovare ma appagante per una chiesa con pregevoli affreschi
dell' IX secolo ancora ben conservati.
Visitata Nigde con numerosi importanti monumenti come turbe (tombe),moschee, medrese, e un immenso e folcloristico mercato, visitiamo, vicino Eregli, nei pressi del villaggio di Ivriz,
il grande bassorilievo Ittita dell' VIII secolo a.C.
Poi grande tappa di montagna, difficile su strade molto strette, da Karaman attraverso Bozkir, Yarpuz, Akseki, con alti passi (m. 1800), pascoli, boschi di abeti e di ginepri lici, fino al mar Mediterraneo a Manavgat.
Visitiamo l'antica città greca di Perge, con imponenti rovine greche e romane, come il teatro, lo stadio, il ninfeo, la via colonnata. Superata poi Antalya, visitiamo a piedi con escursione di mezza giornata la città greca di Termessos, posta a circa 1000 metri in un parco nazionale, su alture inaccessibili in un bosco inestricabile di macchia mediterranea: veramente un luogo veramente suggestivo con le rovine, le tombe licie a tempietto, il teatro sospeso su un roccione in un contesto silenzioso ed indimenticabile di grande impatto emotivo.
Torniamo ancora sulla costa e cominciamo a godere (11 settembre) del richiamo delle acque del Mediterraneo con notevoli soste balneari a Kemer, poi a Phaselis, posta su tre splendide baie fra le rovine della città greca con porti, terme e teatro, un posto incantevole che coniuga mirabilmente spiagge ed archeologia.
Poi ancora bagni ripetuti ad ogni baia accessibile lungo la costa meridionale: mare turchese, veramente con pochi confronti in Europa, paradiso anche delle crociere in caicco.
Poi escursione anche a Kekova, dove torniamo dopo 10 anni: anche qui bagni ed escursioni anche in caicco per ammirare le rovine romane sommerse a Simena.
Dalla costa si ammira l'isola greca di Kastelorizo (un tempo italiana con il nome di
Castelrosso) e quindi si fa sosta a Patara, altra antica città greca fornita di teatro, arco di trionfo e soprattutto di una spiaggia lunghissima e molto invitante (anche per le tartarughe marine che vi nidificano).
La mattina dopo visita ai siti di Xantos e Letoon, patrimonio Unesco, un vero paradiso per gli amanti dell'archeologia, poi sosta e bagno a Gocek, porto di lusso per velisti.
Quindi escursione "turistica" nella penisola di Bodrum, l'antica Alicarnasso, con visita del castello di San Pietro dei Cavalieri di Malta: qui è regno estivo dei turisti italiani,
villaggi-vacanze megagalattici a decine, bar, discoteche, poco da invidiare alla Costa Azzurra o alle località balneari spagnole: però mare splendido e bagni memorabili.
Poi breve sosta ad Euromos, presso Milas, per ammirare il solitario bel tempio di Giove in puro stile corinzio (una gemma poco conosciuta nel contesto di un bosco), poi trasferimento a Didyma per visitare le veramente colossali rovine del tempio di Apollo.
Ancora breve trasferimento a Mileto con grandi monumenti fra cui un bellissimo teatro, grandi terme ed una moschea del '500 abbandonata.
Il triangolo Euromos, Didyma, Mileto vale anche esso da solo il viaggio, insieme al mare.
Ci fermiamo poi sulla costa, su una laguna, in un luogo chiamato Karine, dove per
25.000.000(!) di lire turche, (cioè tredici euro), mangiamo due saraghi (700 grammi) appena pescati e subito arrostiti sulla brace: una vera meraviglia del palato.
La sera ci fermiamo in un parcheggio di Kusadasi (= isola dei piccioni): visitiamo la città, porto frequentato dalle crociere ed invaso da centinaia di italiani sbarcati da una lussuosa nave da crociera: tipico posto, comunque gradevole, di turismo di massa con migliaia di negozi di ogni tipo (dai gioielli ai tappeti turchi alle cianfrusaglie) con prezzi naturalmente adeguati, ma con scelta vastissima.
Infine seguiamo la costa fino a Cesme, dove arriviamo il 16 settembre per riprendere di nuovo il traghetto la mattina del 17 per Brindisi. E qui, sorpresa negativa, scopriamo che il traghetto è stato soppresso per mancanza di turisti. Sono incavolato e rassegnato a tornare via terra con un lunghissimo viaggio: fortunatamente scopro ben presto che esiste un piccolo traghetto
greco per la dirimpettaia isola greca di Chios. Si rivela carissimo (190,00 €.) per una traversata di appena mezz'ora, ma provvidenziale, ed alle ore 20:00 siamo già a Chios, ceniamo ed alle 22:00 ci imbarchiamo per Atene (€. 220,00 in poltrona pullmann).
Alle 6:00 del mattino successivo (17 settembre) siamo al Pireo. Atene è già caotica all'alba, riusciamo a fatica a dirigerci verso Patrasso, via autostrada, ancora un bagno presso il nuovo ponte sospeso fra Rio ed Antirio ed alle 18:00 imbarco da Patrasso per Brindisi con passaggio "Open Deck" e pernottamento sul camper (168,00 €.), sistemato in coperta all'aperto.
Il cambio di programma ci è costato circa 50,00 €. in più, con alcuni disagi come la notte in poltrona, ma siamo sbarcati a Brindisi di mattina alle ore 9:00 di sabato 18 settembre con un giorno di anticipo.
Conclusioni: è stato un viaggio entusiasmante: per la terza volta in Turchia, abbiamo volutamente evitato le zone più turistiche e già conosciute (Instanbul, Ankara, Troia, Pergamo, Bursa, Pamukkale, i due magnifici Nemrut Dagi, Afrodisias, Diarbakyr,
Urfa, etc...) che comunque restano i capisaldi di qualsiasi viaggio in Turchia e ci siamo dedicati alla scoperta di una Turchia per lo più sconosciuta e lontana: è un paese enorme,
con cinquanta secoli di storia, con una serie inesauribile di punti d'interesse archeologici,
ma anche naturalistici e turistici e può veramente attirare ogni tipologia di turismo.
Abbiamo avuto conferma dei grandi progressi in tutti i campi di questa grande nazione
musulmana, ma laica al tempo stesso: c'è tolleranza, l'Islam viene vissuto in maniera moderna, non ci sono eccessi o limitazioni particolari, i turisti girano tranquillamente abbigliati in
calzoncini (uomini e donne), molte donne non portano più il velo, solo le regioni più orientali sono in evidente stato di arretratezza per ragioni storiche ma anche per le recenti guerre e sollevazioni, soprattutto ad ovest sembra di essere in un paese europeo, per cui si giustifica l'ambizione della Turchia di entrare in Europa: l'opposizione a questo ingresso che serpeggia ancora tra gli europei è dovuta a pregiudizi religiosi e razziali che non hanno più quasi riscontro nella civiltà e modernità del popolo turco ed affondano nella ignoranza della realtà attuale della Turchia.
L'assalto dei soldati turchi me lo sono andato praticamente e involontariamente a cercare, ma chiarito l'equivoco, ho potuto constatare anche la gentilezza e l'ospitalità perfino del "terribile" esercito turco, che si è comportato nell'occasione in modo molto professionale ed equilibrato.
La Turchia in definitiva è molto vicina ormai all'Europa e di conseguenza purtroppo anche il prezzo del gasolio è ormai europeo (€. 0,91 al litro: circa 1.700 lire): è questa per me una nota negativa in quanto il viaggio mi è costato circa 1.250,00 €. di gasolio solo in Turchia, visto che il mio pesante camion (6200 cc turbo di cilindrata) ha percorso 4,32 km/L.
Ho percorso partendo da Catania e ritorno in totale km 7.560, di cui in Turchia e Grecia
circa km 6.400.
In totale ho speso, tra traghetti (1.100,00 €.), gasolio (1.500,00 €.) e molti souvenir e spese varie circa 3.850,00 €., cioè circa 7.500.000 delle vecchie lire, non molto per quattro settimane di un viaggio in terre lontane. Naturalmente mai alberghi ed un solo ristorante.
Il viaggio può essere naturalmente effettuato con camper stradali, tranne le poche escursioni fuoristrada, ed anche con fuoristrada o Suv, nel qual caso il costo di eventuali alberghi e ristoranti, in genere economici, verrà compensato almeno in parte dal minor esborso per il costoso gasolio.
Guide utilizzate
1) "Turchia" Vera ed Hemut Hell - Edizioni Futuro 1989
2) "Turchia" Guide Edt (Lonely Planet) - 1996
3) "Turchia" Guide del Mondo - Touring Club Italiano 2004
Achille e Maria Brisolese
Via IV Novembre, 53
95030 S. A. Li Battiati
Catania
tel. 095.242700 / 368.3792400
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